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Abbiamo sempre pensato al Museo come al luogo in cui le opere e i reperti custoditi sono soltanto la parte affiorante di un vasto giacimento di significati e di suggestioni, capaci di rendere il percorso del visitatore un’esperienza unica ed emozionante. Il compito dell’Ente non è allora quello di creare una mera esposizione di oggetti esaltati per le loro caratteristiche estetiche, bensì quello di far emergere tale giacimento di storie ed emozioni e avvicinarlo al pubblico di riferimento, studiando dei sistemi comunicativi che coniughino la necessità di rendere maggiormente accessibili le informazioni, a quelle di destare curiosità nell’utenza e generare occasioni di riflessione, senza dimenticare che il bene in quanto tale è sempre veicolo di promozione turistica del territorio di cui è testimone.
È ormai noto a tutti che la multimedialità – termine ormai equivoco, abusato e anche malamente interpretato – rappresenti lo strumento più adatto e completo di cui oggi l’uomo si possa dotare, poiché è il sistema di mediazione del pensiero più avanzato che sia mai stato realizzato. Le tecnologie digitali – altro termine modaiolo – consentono di comunicare concetti complessi e contenuti articolati, facilitandone la comprensione e rendendone la fruizione più semplice e gradevole. Pochi, però, sono a conoscenza che dietro questi termini si muove un mondo complesso e culturalmente sofisticato, composto perlopiù da risorse anagraficamente giovani e tecnologicamente molto preparate come ingegneri elettronici ed informatici, artisti 3D, video makers ed esperti di audiovisivo…
Le istituzioni deputate a decidere gli stanziamenti economici nelle commesse pubbliche, per ignoranza ed interessi, destinano ancora somme irrisorie a questa realtà, pur tanto complessa e variegata. La Puglia segue gli standard nazionali, con l’aggravante che, non essendoci altro mercato, è più esposta all’emigrazione con le conseguenze che ne derivano.
Allo stato attuale delle cose, appesantito dall’evoluzione della pandemia da Covid-19, risulta evidente la necessità di maggiori investimenti dedicati a tutto il mondo che gravita attorno alla promozione del patrimonio storico, artistico e culturale. Le più moderne tecnologie digitali, infatti, non sono soltanto strumentali alla fruizione del “comunicato” da parte di un pubblico sempre più vasto, variegato ed esigente ma lo accompagnano anche nel drastico cambiamento delle abitudini di vita cui ha dovuto adattarsi.
In un contesto che ci vede confinati all’interno dei nostri appartamenti, in cui l’unico contatto con il mondo esterno avviene tramite l’utilizzo degli strumenti tecnologici, l’incremento delle risorse investite in questo settore avrebbe un effetto moltiplicatore di ricchezza. Accrescere il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione fornisce infatti un robusto supporto all’innovazione, alla competitività nell’ambito di mercati globali e quindi alla crescita economica dei Paesi che se ne fanno promotori. Il riferimento è chiaramente rivolto ai servizi pubblici, al settore dei trasporti, alla sanità e al loro indotto, oltre che ai contenuti culturali, che mai come in questo delicato momento storico sono stati minimizzati e retrocessi a categorie futili, la cui ripresa, lontana nel tempo, non rientra tra le priorità stabilite.
E allora diviene ancora più necessario, oggi, definire un modello di riferimento per gli interventi pubblici di sostegno a questo settore, che riequilibri il rapporto tra le risorse finanziarie dedicate alla valorizzazione e alla gestione e digitalizzazione del patrimonio e quelle impiegate per il restauro o il riuso dei beni culturali. L’ascolto degli operatori del settore è un passaggio obbligato per garantire il successo di queste politiche, soprattutto in virtù degli investimenti che la Regione Puglia ha fatto, e continua a fare, per la formazione di nuove professionalità nel campo della comunicazione di contenuti (basti pensare ai vari cineporti, alle sedi di Apulia Digital Maker, alle sedi distaccate del Centro Sperimentale di Cinematografia che è stato aperto a Lecce, ecc…).
Nella costruzione dell’appalto, quindi, maggiori e significative risorse devono essere destinate alla narrazione del bene in oggetto, lasciando alle aziende appaltatrici ampia discrezionalità circa l’utilizzo delle tecnologie più appropriate per esaltare al meglio l’esperienza culturale che così diventa un viaggio conoscitivo vivido e accattivante. Oggi invece accade che la gran parte delle risorse stanziate nelle gare venga dedicata, quando accade, all’acquisto dei supporti tecnologici con poco riguardo alla loro utilità al fine della narrazione.
L’auspicio è quello di creare un protocollo operativo che contribuisca al superamento delle lacune e delle discrasie economiche che penalizzano le professioni in linea con le attuali tendenze del settore; infatti è proprio su di esse che si dovrebbero concentrare gli investimenti pubblici, allo scopo di farle radicare nel nostro territorio

Faragola un patrimonio da recuperare Coronavirus. Cineaudiovisivo, Confartigianato: Ripartire da arte, innovazione e tecnologie